IVAN FARRONATO

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Ivan Farronato – at works with a DIY parabolic stereo microphone

Oggi facciamo due chiacchere con l’amico Ivan Farronato.

Ivan, ci racconti qualcosa sui tuoi interessi in campo naturalistico?
Dunque, direi il mio interesse per la natura esiste da sempre. È senz’altro iniziato con la classica collezione di farfalle (attività di cui mi pento ma assicuro che non ho fatto grandi danni), che si è conclusa con una delle esperienze più belle che io ricordi, quando, in occasione dell’espianto di un vigneto, raccolsi una ventina di bozzoli di Saturnia maggiore trovati alla base delle viti e che sarebbero senz’altro finiti nel fuoco, li tenni nella mia camera fino alla schiusa che avvenne regolarmente e ricordo bene quando aprii la finestra e liberai le grandi falene orgoglioso di averle salvate.
Ho voluto ricordare questo fatto perché credo sia stato quello che mi ha per primo orientato verso una consapevolezza, un rispetto nei confronti degli altri esseri viventi, convincendomi a iscrivermi al WWF e, molto più tardi, indirizzandomi alla professione di guardacaccia per l’Amministrazione provinciale di Vicenza.
Ripensare a quei primi tempi mi risveglia l’intenso ricordo di due persone: lo zio Pompeo, grande ceramista, presso di lui ho potuto sfogliare innumerevoli volte la ‘Guida agli Uccelli d’Europa’ nella prima edizione della Labor, testo che lui usava per ispirarsi nel dipingere serie di piatti popolari, con i suoi fantastici racconti, poi, e le passeggiate tra i campi e nei boschi, mi ha trasmesso quella cultura rurale che sta ormai scomparendo; lo zio Aldo, invece, cacciatore, lo ammetto, non troppo rispettoso delle regole, con il quale ho trascorso tante mattinate ascoltando il canto degli uccelli da richiamo (ma non solo) dal suo appostamento di caccia. Sono davvero grato a loro per aver assecondato i miei interessi più di quanto non sia stato fatto dai miei genitori, non sordi alle mie richieste ma il cui contributo si è purtroppo limitato all’acquisto di alcune enciclopedie tra cui ‘Natura viva’ della Vallardi, le cui pagine ho comunque davvero consumato.
Devo a Umberto Puppi e il suo interesse, parallelo a quello per la natura, per l’informatica e l’elettronica, il primo microfono direzionale autocostruito con il quale ricordo le prime esperienze di ascolto mediato da un mezzo tecnologico.
Sono particolarmente riconoscente a Michele Zanon, per la sua amicizia nata alle scuole superiori e che continua tuttora; a lui il merito di avermi coinvolto nelle prime esperienze di salvataggio di girini di rospo da pozze in via di prosciugamento ma, soprattutto, di avermi fatto incontrare, alla fine degli anni ’70, Giancarlo Fracasso in occasione di quelle che sono state le nostre prime esperienze di inanellamento a scopo scientifico.
Con la costituzione del Gruppo Vicentino di Studi Ornitologici ‘Nisoria’ si sono allacciate amicizie con le quali ho condiviso tante esperienze indimenticabili, il contatto con il CISO di Sergio Frugis, le prime sessioni di inanellamento alla stazione ornitologica di Val Campotto, nata dalla sua lungimiranza e dalle capacità umane di Fernando Spina; e poi Nicola Baccetti, che mi ha coinvolto in alcune delle sue innumerevoli campagne ornitologiche: ancora adesso mi sembra impossibile averle vissute.
E in questo svolgersi di attività e di incontri sempre più mi sono sentito attirato dall’idea di esplorare e contribuire a documentare i suoni della natura, notando la minore (se non nulla) attenzione che questi ricevevano in quegli anni, a differenza di quanto accadeva, per esempio, con la fotografia naturalistica; ma se sono riuscito a realizzare qualcosa, lo devo a Giancarlo, a te Marco e al ‘Nisoria’. Io mi considero un discreto manovale, ho dedicato tanto tempo alla registrazione sul campo, ma gli stimoli e le idee erano vostre, e, soprattutto, non lo avrei realizzato senza il concreto aiuto del Gruppo che mi ha messo a disposizione buona parte delle attrezzature che le mie scarse risorse finanziarie non avrebbero mai permesso.

Quali attrezzature utilizzi?
È stato nella seconda metà degli anni 80 che ho iniziato a registrare; seguendo l’idea di Giancarlo, cercavo di collezionare esempi di canto (soprattutto) di Passeriformi della nostra provincia, in realtà anche per affinare il riconoscimento all’ascolto dato che l’idea di poter effettuare analisi diverse era ancora al di là da venire.
Francamente non ricordo l’anno esatto nel quale acquistai il mio primo registratore, un Sony WM-D6c e un microfono usato AKG c451eb; a dirla tutta non ricordo bene se questo sia stato prima della inaspettata fornitura da parte del Gruppo Nisoria di un Uher 4000 report monitor, ma penso prima perché, dopo alcune esperienze piuttosto deludenti, un bel passo in avanti fu segnato dalla possibilità di aggiungere a questa minima attrezzatura una parabola Sony pbr 330 prestatami da Giancarlo. L’arrivo dell’Uher ha segnato una intensificazione delle uscite di registrazione, poi è arrivata la parabola Telinga PRO5, sempre messami a disposizione dal Gruppo.
Mi sento in dovere di aprire qui una parentesi per confessare una grave colpa: maggio 2001, dopo una intensa giornata trascorsa alle saline di Comacchio, arrivato all’auto, appoggio la parabola a terra (cosa da non fare mai!) e dopo essermi cambiato e salito sono ripartito in retromarcia… Povera Telinga, per fortuna il sistema di microfoni non è stato compromesso e grazie alla tua amicizia con Klas Strandberg, Marco, riuscisti a farmi avere subito un disco di ricambio.
Non so quante volte mi sono dato dello stupido durante il ritorno a casa.
Il lavoro sul campo con l’Uher era assai impegnativo e quando riuscii ad acquistare il primo registratore digitale, un Sony TCD-D8, fu un sollievo, la libertà di movimento, l’autonomia delle batterie e la facilità dei comandi divennero insostituibili.
In quel periodo feci anche un altro acquisto, un MiniDisc Sharp MD MT831H, che devo confessare è stato uno dei registratori che più ho apprezzato (e che un po’ rimpiango). Peccato che questa tecnologia sia stata abbandonata, d’altra parte l’avvento dei registratori digitali che usano schede di memoria, consumano ancora meno e possono avere frequenze di campionamento inimmaginabili, ha davvero rivoluzionato il mondo della registrazione.
Sempre necessariamente attento alle spese, i miei acquisti di questi apparecchi si sono limitati a un Roland R05 e a uno Zoom H1n; per quanto riguarda i sistemi microfonici, invece, le tue sperimentazioni Marco sono state preziose.

C’è qualche particolare specie o gruppo di specie che ti interessa particolarmente?
Come ho già ricordato, l’interesse principale è sempre stato rivolto ai Passeriformi, in particolare mi sono dedicato alla documentazione delle vocalizzazione del Luì piccolo siberiano svernante alle nostre latitudini, con l’ambizioso progetto di caratterizzarne le note che ne compongono il canto. Assieme a Giancarlo abbiamo a volte fantasticato di organizzare una spedizione nella Tundra.
Negli anni trascorsi ad Asiago ho dedicato inoltre parecchio tempo a raccogliere esempi di vocalizzazione dei maschi di Re di quaglie, con l’ipotesi di verificare la possibilità di un riconoscimento individuale, eventualità che potrebbe essere molto utile nello studio di questi animali estremamente difficili da osservare e che conducono la loro attività canora principalmente nelle ore notturne. Entrambi i progetti sono rimasti incompiuti, ma le registrazioni sono conservate, non si sa mai.
Non solo Uccelli, comunque, ci sono state due parentesi molto gratificanti: la prima nella raccolta delle voci degli Anfibi vicentini, la seconda con un’esperienza nel campo delle emissioni ultrasoniche dei Chirotteri, entrambe condotte assieme a Renato Bonato.
Per quanto riguarda gli Anfibi c’è stata anche la collaborazione di Michele Menegon, erpetologo e eccellente fotografo. E’ stata una bella esperienza, culminata con la realizzazione delle prime registrazioni delle vocalizzazioni della Rana di Lataste, specie elusiva in quanto vocalizza principalmente sott’acqua. Ancora una volta la penuria di mezzi mi ha costretto a trovare soluzioni alternative all’acquisto di un idrofono, soluzioni sulle quali è meglio sorvolare, il risultato comunque è stato raggiunto e ne sono orgoglioso, sicuramente più orgoglioso di quel maschio di Lataste che, scambiando per una possibile partner il mio microfono impermeabilizzato, gli si è avvinghiato regalandomi una eccellente registrazione.
L’esperienza con i pipistrelli è stata molto affascinante ma meno soddisfacente, c’è però da dire che non avevo nessuna esperienza in questo campo. Anche in questo caso il supporto arrivato dal Nisoria è stato fondamentale, ho potuto fare esperienza con un Ultrasound detector D 240 della Pettersson che permette l’ascolto e la registrazione dei segnali ultrasonici riportandoli nel campo dell’udibile al nostro orecchio utilizzando una tecnica denominata ‘time expansion’. Lo strumento è corredato dal software ‘Bat Sound’, che permette di ottenere degli spettrogrammi ed è stato molto interessante cercare di imparare alcune tecniche di analisi bioacustica che permettono, non sempre a dire il vero, di riconoscere le diverse specie. Ho effettuato rilevamenti principalmente in ambienti montani, spesso nel corso delle uscite alla ricerca di Re di quaglie, ricordo con emozione i cori di Nottole sopra i campanili di Asiago e di Gallio e l’inaspettata frequenza degli incontri con il Molosso del Cestoni, una delle specie più facili da riconoscere.
Una terza, ma breve, esperienza l’ho avuta anche con la registrazione di Ortotteri, campo che ho presto abbandonato, a differenza di te, Marco.

Da quale tipo di registrazioni ti senti più attratto?
Nel corso degli anni il mio interesse per i suoni naturali ha subito una modifica. Dall’iniziale tentativo di isolare il più possibile i canti per ottenere registrazioni ‘pulite’ utilizzabili per l’identificazione delle specie, al punto di sospendere le riprese nel caso ci fosse ‘troppa confusione’, a poco a poco sono giunto ad apprezzare ciò che oggi si definisce con il termine di paesaggio sonoro. Certo, continuo a considerare migliori quei paesaggi nei quali le diverse specie intervengono con degli assolo, ma è soprattutto l’approccio alla ripresa che mi sono accorto di aver modificato, passando da una ricerca attiva dei soggetti (mi viene voglia di dire come di andare a caccia del suono) a un atteggiamento passivo, con sessioni di registrazione prolungate effettuate ‘da appostamento’. Ritengo che questa modifica sia avvenuta principalmente notando la diminuzione della complessità del paesaggio sonoro degli ambienti forestali, diminuzione dovuta, ho la sensazione, non tanto nel numero di specie quanto nel numero di individui in canto, ad esempio, nel coro del mattino, una sorta di rarefazione. Da qui anche l’idea che documentare il paesaggio sonoro possa essere utile per valutare l’evoluzione di un ecosistema, oltre che rappresentare una testimonianza alla stregua di una fotografia.

Progetti in corso?
Pochi purtroppo, con il Gruppo avevamo iniziato una raccolta sistematica del ‘verso della pioggia’ del Fringuello per valutarne la variabilità ma le restrizioni negli spostamenti a causa del Covid ci hanno costretto a rinviare le uscite a tempi migliori. Attualmente sto provando il piccolo recorder della Zoom, l’F2 per registrazioni notturne di lunga durata, sfruttando la tecnologia di campionamento a 32-bit del quale è dotato che pare permettere di superare il problema della saturazione del segnale quando il livello è troppo alto come anche di recuperare il segnale nel caso contrario cioè quando il livello è troppo basso. L’intento sarebbe non tanto di ottenere buone registrazioni quanto di documentare i periodi di attività sonora delle specie notturne, però devo dire che sto ottenendo anche buone riprese dell’inizio dei cori mattutini. Non vedo l’ora di poter andare a provarlo nei boschi dell’Altipiano dei Sette Comuni.

Here Ivan conveniently hidden during a recording

A fantastic soundscape recorded by Ivan using a TETA Microphone and a Zoom H1 recorder.

A foldable 1+1 AOM 5024 microphone system with the sponge “nose” separator.

I. Farronato – Here a superlative recording of Woodcock that crosses frontally in its circular courtship flight song
Roland R05 1+1 – AOM 5024